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Padova
Una cosa è certa. Sarà l'Istituto oncologico più atipico d'Italia. Niente sede unica, ma una rete di quattro e presto sei centri: (Padova, Venezia, Rovigo e Verona più a breve Vicenza e Treviso), non una Fondazione, ma un Consorzio. Questo il disegno di Iov (Istituto oncologico veneto) perseguito dalla Regione nell'attesa che il Ministero della Salute conceda il riconoscimento ufficiale. Un Istituto che si troverà ogni anno ad affrontare 22 mila nuovi casi di tumore, si doterà di una Pet e di un ciclotrone (a Padova entro la fine dell'anno), avrà una personalità giuridica, una altissima dotazione tecnologica e progetti a livello internazionale.Un primo vagito, dopo un parto che si è dimostrato lungo e faticoso, anche se il percorso a venire è ancora lungo e non facile. Primo fra tutto il reperimento dei fondi che, come spiega l'assessore regionale Fabio Gava, deve avvenire sia attraverso un canale pubblico sia privato. I fondi saranno infatti una delle note dolenti di un Istituto che sulla carta promette di dare risposte mirate alle richieste di tutti i cittadini del Veneto (e non solo). Dallo Stato, infatti, gli Irccs non ricevono mai fondi sufficienti e la maggior parte degli Istituti italiani si è quindi vista costretta a contribuire "in proprio". Ma di questo il neo commissario Adriano Cestrone, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Padova, pare non preoccuparsi, almeno a breve. Lo Iov si porta infatti in dote attrezzature e strutture di altissimo livello, basta vedere la sede centrale all'ospedale Busonera di Padova, recentemente "tirata a lucido" proprio per poter assolvere al nuovo compito e la rete territoriale offerta dall'Asl, diretta da Fortunato Rao. Lo stesso si può dire di Rovigo dove il nuovo direttore generale Adriano Marcolongo, pur "dismettendo" parte del faraonico progetto del precedente direttore generale Gianni Tessari (per molto tempo Padova e Rovigo si erano contese la leadership) ha riorganizzato l'esistente puntando soprattutto sulle specialità che rappresentano il fiore all'occhiello dell'Asl: la radioterapia (considerata una delle migliori dell'Alta Italia), la Fisica Sanitaria e le Cure Palliative. Discorso analogo vale per Venezia che nello scacchiere dello Iov ha inserito anche la pedina del Centro regionale degli Indicatori Biochimici di Tumore, diretto dal dottor Massimo Gion. Radioterapia e Oncologia anche per l'Azienda veronese diretta da Valerio Alberti, che ha però anche altri reparti di altissima specialità (come la Neurochirugia) che potranno concorrere nella rete.A Padova - come ha sottolineato anche il direttore scientifico dello Iov, professor Ermanno Ancona - la parte del leone, con una decina di reparti in gioco (un paio anche all'Asl) e il coordinamento generale. Per Vicenza e Treviso, che hanno rispettivamente qualcosa da dire in campo ematologico e neurochirurgico la prima e diagnostico e oncologico la seconda, è previsto un ingresso a breve.
Ultimo scoglio da superare, dopo la costituzione del Consorzio, la trasformazione in Irccs, per la quale sta alacremente lavorando il dottor Giampietro Rupolo, dirigente regionale che a livello romano si occupa di coordinare la ricerca. Poi la strada dovrebbe essere in discesa, anche se di punti da chiarire ne rimane ancora qualcuno, come ad esempio i rapporti con il limitrofo Cro di Aviano. L'assessore Gava toglie ogni indugio: rapporti di buon vicinato, collaborazione reciproca, ma nessuna colonizzazione. Proprio quella che le Università di Verona e Padova in parte non gradivano. Insomma, sarà un Irccs allargato, che guarderà oltre i confini (con Alpe Adria già sono stati avviati fruttuosi contatti), ma Veneto-centrico.
Daniela Boresi
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