|
di Maurizio Battista «Bene, rilanciare in Italia gli insediamenti per la sperimentazione della ricerca sui farmaci è una scelta molto positiva, che vedo con favore e ritengo sia un buon segnale perché dalla ricerca farmaceutica ci aspettiamo molto per andare incontro ai nuovi bisogni della collettività, alle forme degenerativa dell’anziano, alle forme di cronicità delle malattie, dall’Alzheimer al morbo di Parkinson». Nasce con la benedizione del ministro della Salute, Girolamo Sirchia, il nuovo progetto dell’Azienda ospedaliera che entrerà in funzione entro l’anno e consentirà di sperimentare nuovi farmaci sia su volontari sani che su pazienti: il centro di ricerca clinica sul farmaco sarà articolato in una fase I con la sperimentazione delle nuove molecole su volontari sani, dopo che esso ha superato l’esame d’efficacia e sicurezza negli studi in vitro e sugli animali; la fase II prevede di sperimentare il farmaco su persone malate per verificarne efficacia e dosaggi. I dettagli li ha spiegati il direttore dell’Azienda, Valerio Albert,i che assieme al presidente della Regione Giancarlo Galan e al sindaco Paolo Zanotto ha dato il benvenuto al ministro ieri pomeriggio alla Gran Guardia dove si svolgeva il convegno per il cinquantesimo della Geriatria veronese. «Stiamo istituendo una società a responsabilità limitata», ha spiegato Alberti, «che gestirà il centro di ricerca; la sede sarà nell’ospedale di Borgo Roma dove metteremo a disposizione 700 metri quadrati per otto posti letto; stiamo contattando le industrie farmaceutiche per inserirle nella società pubblico-privata che per ora sarà a maggioranza pubblica e vogliamo coinvolgere anche enti no profit. Nell’arco di qualche mese partiremo». «L’iniziativa è molto positiva», ha aggiunto il ministro, «perché l’Europa non può perdere ulteriore terreno rispetto agli Stati Uniti in questo campo; gli insediamenti per la ricerca nell’Unione europea sono poco sostenuti, mentre tutti vanno a lavorare o negli Usa o nei Paesi dell’Est». Verona va dunque controcorrente: la ricerca è tutta all’estero, l’Europa arranca, i nostri ricercatori fuggono all’estero e per di più, ha aggiunto il ministro, il clima non è dei più favorevoli e c’è chi rema contro, ha detto il ministro Sirchia, «perché ci sono gruppi antiscientifici che stanno minando il sostegno necessario». «Qualsiasi cosa che guarda al futuro in Italia trova oppositori: basti pensare», ha detto il ministro, «all’altra frequenza per la telefonia, agli Ogm, alla ricerca scientifica sulle cellule staminali, al nucleare che è stata una sventura abbandonare». Insomma, secondo Sirchia tutto ciò che va oltre l’immediato e richiede una progettazione a lungo termine è diventata difficile. «Tutto ciò che viene visto come progresso viene valutato negativamente senza pesare le nuove opportunità e il miglioramento della vita. Non va dimenticato inoltre la sfiducia nei confronti della medicina tradizionale. Molti italiani», ha concluso Sirchia, «cercano cure per modo di dire, cure alternative e ciò è preoccupante perché c’è un problema cultura sul quale dobbiamo intervenire. Questo nuovo centro consentirà finalmente di investire nella ricerca anche da noi, significa dare lavoro, produrre brevetti e quindi ricchezza». C’è anche un altro aspetto, che Alberti ha voluto definire «etico» di questo centro di sperimentazione del farmaco: le aziende farmaceutiche pagheranno per poter effettuare la loro ricerca; i proventi della società quindi verranno reinvestiti nella ricerca in quei settori organi di finanziamenti perché non sono ritenuti commercialmente redditizi, ma che comunque riguardano molti pazienti». Questa comunque è la strada giusta, ha aggiunto il presidente della Regione Giancarlo Galan, «perché la terza fase di sviluppo del nostro veneto deve essere centrata sul binomio ricerca-innovazione per dare valore aggiunto alle nostre produzioni, alla nostra economia, al nostro primato. E se c’è anche l’integrazione tra pubblico e privato nel campo della ricerca, allora questo è proprio una buona giornata da festeggiare». E un’altra giornata da segnare sul calendario, per l’Azienda ospedaliera sarà quella di giovedì prossimo, 20 maggio: è prevista infatti la firma del contratto d’appalto per la consegna all’impresa Bonatti del cantiere per la ristrutturazione di Borgo Trento. Progetto che il ministero segue da vicino (diventerà un progetto pilota per il recupero degli ospedali nei centri urbani), anche se a Sirchia non sarebbe dispiaciuta l’ipotesi di unificare il Policlinico e Borgo Trento: «l’ospedale unico sarebbe una bellissima idea ma non compete a me, sono scelte che deve fare e valutare il territorio». Le Regioni battono cassa, chiedono soldi allo Stato perché i servizi per la sanità non bastano mai e proprio l’altro giorno hanno presentato al Governo la proposta di far uscire dal patto di stabilità le spese di questo comparto. Idea, rilanciata dall’assessore veneto Fabio Gava, coordinatore nazionale dei suoi colleghi, ma ieri il ministro Girolamo Sirchia ha detto, anche se con la dovuta cortesia, che è una strada impraticabile. Bisognerà quindi, percorrere la strada del ridimensionamento della rete ospedaliera. «Una rete ospedaliera che va ridisegnata per ridurre i presidi ospedalieri territoriali e valorizzare i medici di famiglia per evitare che le malattie croniche gravino sugli ospedali», ha detto ieri il ministro parlando con i giornalisti a margine del convegno sulla geriatria. «L’ipotesi di fare uscire le spese per la sanità dal patto di stabilità è una ipotesi non solo italiana, che però non può essere accettata almeno per ora. Vale la pena, certo, di approfondirla, ma oggi non ci sono spazi perché sia percorribile in quanto le regole devono inserirsi in un contesto europeo». Più ottimista, invece, Sirchia sulle liste d’attesa: «I tempi delle liste d’attesa si stanno riducendo, ma bisogna capire che non si può ottenere tutto subito. È necessario concentrare la riduzione delle liste soprattutto nelle patologie che non possono aspettare». «La domanda - ha precisato il ministro - è continuamente in crescita, perché il bene salute è giustamente concepito come una sicurezza. Ciò però porta a replicare l’utilizzo di farmaci che spesso vengono buttati via». In questo modo, secondo Sirchia, «si generano riscontri negativi che si possono combattere con la riduzione dei presidi ospedalieri in favore di quelli territoriali». Ma, ha ribadito il presidente della Regione, Giancarlo Galan, bisogna pensare a una programmazione della politica sanitaria sul medio lungo periodo e attrezzare la nostra sanità alle esigenze di una popolazione sempre più anziana. «Nell’arco di 10 anni, dal 1991 al 2001», ha spiegato, «la popolazione veneta è aumentata di circa 200 mila unità, con un progressivo invecchiamento in quanto le persone con più di 65 anni rappresentano oggi il 18% della popolazione, mentre quelle con più di 75 anni sono l’8,1%». Quindi attualmente «per ogni 100 abitanti nel Veneto ci sono 4 persone che hanno più di 80 anni, con punte massime di anziani residenti nelle aziende Ulss di Venezia e Rovigo e nei territori montani. Secondo le tendenze demografiche rilevate dall’Istat, la popolazione oltre i 65 anni nel Veneto aumenterà di 21 unità ogni mille abitanti». Serve quindi, ha sottolineato Galan, «una società più attrezzata verso le esigenze degli anziani e dobbiamo predisporre servizi orientati a questo tipo di necessità e fortemente specialistici: il Terzo veneto sarà più vecchio, dobbiamo essere preparati». Galan nel corso del convegno ah ricordato come la Regione «abbia compreso da tempo l’importanza di un corretto trattamento della patologia geriatrica acuta che può e deve essere trattata nei reparti per acuti come le Geriatrie, ma vanno definiti percorsi diagnostici e terapeutici integrati con il territorio, per cui alcune patologie possono essere trattate anche nell’ambito della domiciliarietà o nelle Rsa». (m. batt.) Congresso internazionale di cardiochirurgia, oggi, al Centro Marani dell'Azienda ospedaliera: è organizzatodalla divisione e cattedra di Cardiochirurgia dirette dal professor Alessandro Mazzucco e ha il patrocinio della Società italiana di cardiochirurgia. Il congresso al quale sono iscritti 350 chirurghi, cardiologici, neurologi e rianimatori proporrà un tema di grande rilievo: l'approccio multidisciplinare alle complicanze neurologiche negli interventi a cuore aperto. A livello internazionale tali problematiche che possono determinare ictus con conseguenti gravi disabilità si riscontrano in media nel 6% degli interventi, soprattutto in pazienti ultrasettantenni sottoposti a by-pass. A Verona, però, tale rischio è nettamente inferiore, pari alla metà: il 3%. I pazienti operati nell'ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento sono oltre 1.300 l'anno e la loro soglia anagrafica si è innalzata grazie alla perizia e all'esperienza dell'équipe scaligera fino a rendere candidati all'intervento anche pazienti che superano i 90 anni. È anche a motivo di tale ottima casistica che la città ospiterà il congresso che fra i relatori avrà anche John M. Murkin, direttore del Centro di Anestesia cardiaca dell'università del Western Ontario a London.
|